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CONTATORI DI SOLIDARIETA'

Contatori di solidarieta'
di Simonetta Grechi
Tratto da ''La Nuova ecologia'' n.4 aprile 2006

Numeri che impazziscono. Si fermano, salgono, poi riscendono. E una data, anzi un anno. Il 1994.
Quello in cui vengono uccisi Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin, in cui un pazzo si schianta con un aereo sulla Casa Bianca. Per Legambiente, l'anno in cui si aprono le porte della solidarieta' verso le zone colpite dall'incidente di Cernobyl.

I numeri impazziti invece appartengono ai contatori geiger che misurano la radioattività nelle aree contaminate, accompagnati da un ticchettio fastidioso. Ma dentro quelle cifre c'e' anche una vicenda umana legata all'Italia e a quei paesi che in fondo non sono cosi' lontani. E' la storia dell'accoglienza dei bambini di Cernobyl, un'esperienza difficile da raccontare senza cadere nella retorica.

Perche' raccontarla significa dare voce a tanti protagonisti di questa campagna che ha portato fino ad oggi in Italia oltre 20.000 bambini. L'obiettivo: fare in modo che trascorrano alcune settimane lontano dalle zone contaminate. E possano così liberarsi, come dice l'Enea, di una buona percentuale –dal 30 al 50%- del Cesio 137 assorbito. Storie di accoglienza, dunque, di solidarieta' ma anche di incontro fra realta' molto diverse.

Come quella di Paolo e Yulia, un volontario italiano e una bambina russa. Paolo, presidente del circolo di Caldana (Grosseto), ogni anno partecipava a viaggi di delegazione per seguire i progetti nelle zone contaminate. Aveva ospitato per otto anni nel suo piccolo paese gruppi di bambini affetti da patologie tiroidee, con i quali restava sempre in contatto. Quante lettere avra' fatto tradurre non si sa. Nel 2003 Paolo e' morto, lasciando in eredita' alla moglie tutte quelle carte che hanno continuato ad arrivare e che lei ha sempre fatto tradurre.

Tra le tante storie ha scoperto quella di Yulia, una bambina che dopo il suo ritorno in Russia aveva avuto bisogno di un'operazione per un tumore alla tiroide, uno di quelli che gli scienziati dicono essere conseguenza diretta delle radiazioni. Paolo seguiva tutti i suoi piccoli ospiti da lontano ed era stato allora, dopo aver ricevuto una di quelle lettere da parte della madre di Yulia, che si era mosso per ridare, con l'operazione, una speranza a quella ragazzina. Ma non lo aveva detto a nessuno, non aveva bisogno di parlarne. E in un'altra lettera la mamma di Yulia si chiedeva perche' quell'uomo era improvvisamente sparito: non reclamava niente, ma dava buone notizie sulla salute della figlia che adesso aveva ripreso la scuola, grazie anche alla vicinanza di una persona lontana. Ormai troppo.

Altre storie le racconteremo in nuove occasioni: di Mascia che grazie a Legambiente Prato puo' contare su una culla termica all'ospedale di Gomel, di Irina e delle sue preghiere nella stanza della colonia in cui e' stata ospite in Veneto e di tanti altri ancora… Per adesso basti ricordare che questi nomi appena accennati non sono spuntati come per magia in occasione del ventennale di Cernobyl. Sono il risultato di dodici anni di fatica, impegno e sana cooperazione. Lo sanno bene i cento gruppi che in Italia, ancora oggi, dopo tanto tempo hanno permesso a tutti di non dimenticare Cernobyl.

Legambiente Solidarieta'
Dodici anni di impegno in aree difficili del mondo, dal Kosovo all'Africa, dall’Amazzonia all'Ucraina, dove il degrado ambientale si accompagna al disagio sociale. A partire dal Progetto Cernobyl: un'esperienza che ancora oggi coinvolge migliaia di famiglie, volontari, circoli e Comuni di tutta Italia. Una missione che si e' rafforzata di anno in anno, grazie al coordinamento di Festambiente, e alla quale e' ancora possibile partecipare.


Info 056448771, www.solidarietalegambiente.org

Aggiornato 11/04/2006 @ 12 00 | CULTURA


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