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L'ARCI GROSSETO SOLIDALE CON IL POPOLO TIBETANO

Pubblichiamo la posizione del Comitato di Grosseto sulla situazione in Tibet di questi giorni:

''L'Arci Grosseto è solidale con il popolo tibetano. E' necessario l'intervento del Governo italiano e dell' Unione Europea per porre fine alle violenze e alla violazione dei diritti umani perpetrata dal Governo cinese.

In Tibet alle manifestazioni spontanee di protesta la Repubblica Popolare Cinese risponde con arresti di massa, aprendo il fuoco sui manifestanti, mettendo sotto assedio i monasteri.

Il Comitato provinciale Arci di Grosseto esprime la più ferma condanna dell'uso della forza e chiediamo di fermare immediatamente la sanguinosa repressione e di avviare il dialogo per ricercare una soluzione pacifica.

Non è accettabile la violazione dei diritti umani, dovunque avvenga. Oggi in Tibet, come ieri in Birmania, è in gioco la credibilità della comunità internazionale, che non può chiudere gli occhi - in nome di interessi economici e commerciali - di fronte alla negazione dei diritti.

Il governo italiano e l'Unione europea devono intervenire su Pechino perché ponga fine alle violenze e apra il dialogo con un movimento popolare che non sta chiedendo alcuna secessione ma solo di veder riconosciuti i propri diritti e l'autonomia all'interno della Repubblica cinese.

Le vicende internazionali, dall'Asia al Medio Oriente al Kosovo, ci ricordano che il mondo è un enorme crogiuolo di ingiustizie, e che non si può fare a meno di una politica di pace e di cooperazione, che lavori per la composizione dei conflitti, la lotta alla povertà e la salvaguardia dei diritti umani per tutti.

La politica estera, finora assente dal dibattito elettorale italiano, vi ha fatto irruzione nel peggiore dei modi. È stato l'ex ministro Martino a svelare i propositi della destra: ridurre la presenza in Libano, dove siamo impegnati con l'Onu in una missione di pace fondamentale per l'equilibrio del Medio Oriente; tornare in Iraq, in un'avventura che ormai gli stessi americani considerano fallimentare; potenziare la presenza in Afghanistan con funzioni di combattimento, proprio mentre si cercano strade alternative con la Conferenza internazionale di giugno a Parigi.

Dichiarazioni guerrafondaie e irresponsabili, un colpo alla credibilità conquistata dal nostro Paese con la politica estera di pace condotta in questi anni. La tragica conferma di cosa potrebbe riservarci il ritorno di questa destra al governo. Un motivo in più per impedirlo.''

Aggiornato 28/03/2008 @ 10 00 | COMITATO


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