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'LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE' I COMMENTI ALLE OPERE

Grande adesione per il bando di concorso "Liberà è partecipazione", promosso dal circolo Arci Associazione Festival Resistente insieme al Comune di Grosseto e con il contributo della Provincia per la X edizione della manifestazione.

Sono state 4 le oper premiate: il lavoro fotografico di Giuseppe Alessandro Fichera, "senza titolo" per la sezione libera; nella sezione fumetti si è distinto per l’originalità dell’opera presentata Andrea Sgherri, con 5 tavole dal titolo "Libertà è partecipazione"; vincitore della sezione graffiti Marco Milaneschi con "La riconquista".
Gli artisti hanno ricevuto un buono per l’acquisto di materiale del valore di 500 euro e Marco Milaneschi, vincitore della sezione graffiti, avrà la possibilità di riprodurre l’opera presentata su uno dei muri della città, messo a disposizione
dalle amministrazioni.

Un riconoscimento speciale è andato al regista Carlo Pauer Modesti che ha presentato le opere "Sono Morto ma…", "Nido di Vespe" e "Storia di un impiegato", legate al tema delle vecchie e nuove resistenze.

Di seguito i commenti alle opere vincitrici di Elettra Pratesi e Gianmarco Bragagni, curatori della mostra.

Marco Milaneschi, 28 anni, grossetano, autodidatta, si ritrova fin da giovane coinvolto dall’universo della pittura murale ed in particolar modo dal “writing”. Da sempre “disegnatore” per hobby e per diletto, oggi per mestiere e sfida.
Nel corso degli anni è stato protagonista di eventi di forte eco, da cui sono nate tenaci collaborazioni che lo hanno visto esportare la propria esperienza su tutto il territorio nazionale. I suoi lavori, pubblicati sulle principali riviste del settore, sono stati esposti in importanti eventi del panorama AaerosolArt italiano. Recentemente collabora con enti privati e/o pubblici alla rivalutazione estetica di spazi cittadini. Attualmente si trova impegnato alla rivalutazione e alla “rivoluzione” estetica dell’Istituto Leopoldo di Lorena, (Istituto Agrario e Istituto professionale) presso la Cittadella dello studente a Grosseto, infondendo nel panorama artistico grossetano nuova energia creativa.

Nel bozzetto preparatorio dal titolo “La Riconquista”, Marco Milaneschi affronta il tema del rispetto e della tutela della natura. Secondo l’artista, la natura, “simbolo della vita”, è sottoposta a continui interventi dell’uomo “accecato da un falso progresso e dall’utilizzo sbagliato delle risorse”.
Lo sviluppo di qualsiasi civiltà, umano prima ancora che economico, non può prescindere dalla tutela dell’ambiente e delle risorse naturali.
Attraverso il proprio lavoro, l’artista esplora la forza della natura e traduce in sentimenti, il rispetto per l’ambiente. La testa dell’uomo che guarda verso la fonte di luce, è un monito dell’artista nei confronti dell’umanità: “Solo con una rinnovata coscienza l’essere umano può Riconquistare il proprio ambiente di vita, lasciando alla natura la libertà di prosperare sulla terra a riprendere i propri spazi”. La natura, sospinta da una rinnovata coscienza dell’uomo, prende possesso in un fiorire d’espressioni liberatorie di creatività: insetti, farfalle, vite brulicanti, accompagnano l’ondata di verde che si dirige verso il lato opposto della composizione a colpire le cupe nubi della “città-fabbrica”.


Giuseppe Alessandro Fichera, 34 anni, messinese, vive da cinque anni a Buriano. Autodidatta, coltiva da circa dieci anni la passione per la fotografia. Alcuni dei suoi scatti sono stati pubblicati sul supplemento "MaterialeImmateriale”della rivista Inchiostro e su volumi e riviste di archeologia. Ha di recente curato la sezione fotografica di alcune delle sale del Museo Archeologico di Campiglia Marittima, in Provincia di Livorno, per conto dell’Università di Siena.

Alessandro Fichera affida all’obiettivo fotografico la libertà di raccontare angoli di città dimenticati, di catturare paesaggi, di raccontare popoli. Le sue immagini non sono mai convenzionali, ed egli cattura l’anima del mondo in cui viviamo. Raccoglie le tracce del tempo, interpreta e ricostruisce il percorso dell’uomo sul proprio paesaggio.
Ogni fotografia è accompagnata da un commento, da una riflessione, da una testimonianza, lasciata dal contributo di coloro ai quali l’artista ha chiesto di riflettere sul tema “Liberta’ è Partecipazione”. L’artista ha lasciato che il suo punto di vista sul mondo s’intrecciasse ai frammenti di pensiero, alla memoria delle persone: “Attimi, in fondo, in cui ognuno ha partecipato, è stato protagonista, è stato o si è sentito libero”. Il suo lavoro costituisce uno spazio a più voci, un campo aperto di confronto, uno spazio ancora aperto...Il messaggio di cui è portatrice quest’opera è molteplice, complesso, stratificato. In queste “esperienze” vi transitano la sensibilità, la complessità emotiva, il pensiero di ognuno, il nostro pensiero.

Carlo Pauer Modesti, 42 anni, vive e lavora a Roma. E’ laureato in filosofia con specializzazione in estetica, socio-antropologia e in comunicazioni di massa. Ha insegnato per circa 9 anni storia e filosofia presso un liceo romano della periferia est (Cinecittà). Da dieci anni è direttore e docente incaricato presso alcuni licei classici e scientifici romani e molisani di corsi sperimentali sulla storia, teoria e tecnica del cinema. E’ autore di cortometraggi (Zapruder, 2002), di documentari (Sono morto ma..., 2003; Nido di vespe, 2005; Storia di un impiegato, 2007); è stato coautore della serie Storie del cinema italiano (L'attore 2006, Il paesaggio 2007, Censure 2008, ed. Silvana). Collabora come autore con il canale satellitare «RAIsatcinema». Collabora con le riviste di filosofia, politica, mass media e culture metropolitane tra cui: “Derive/Approdi”, “Philosophema”, “Sabatio”,“MIR”, “Psicobbiettivo”, “Carta”. Nel 2000 è tra i fondatori del quadrimestrale di storia “Zapruder”.
E’ il curatore della monumentale opera – dieci volumi di circa 500 pagine ciascuno – “Storia criminale del cristianesimo” di Karl-Heinz Deschner; la traduzione si deve a Cristina Colotto, la casa editrice è Ariele.

Carlo Pauer ha presentato al concorso tre documentari legati al tema delle vecchie e nuove resistenze; ciò che si propone il regista è narrare episodi cruciali nella storia del nostro paese, in particolare durante la II Guerra Mondiale e nel Dopoguerra fino agli anni 80. Sono riflessioni sul senso della storia, che il regista ricompone partendo dai racconti dei protagonisti. Attraverso le inquadrature, spesso ravvicinate, valorizza il punto di vista personale dei narratori, ne coglie gli sguardi. Questa struttura è ulteriormente rafforzata dalla presenza delle musiche di commento, dall’inserimento di sequenze di film, che accompagnano e sorreggono i flussi di memoria, arricchiscono il valore della testimonianza. “Sono Morto ma…”(2003, doc. 46 mm) è un documentario sull’8 Settembre 1943 e il massacro dei militari italiani sull’isola di Cefalonia, basato sul racconto di un capitano, Amos Pampaloni, (94 anni) sopravvissuto ad un colpo di rivoltella sparatogli nel 1943 da un capitano tedesco. Comandante del 33° Artiglieria della Divisione Acqui, Amos Pampaloni è stato protagonista di una delle pagine più drammatiche della nostra storia. A Cefalonia nel settembre del 1943 si consumò l'eccidio di migliaia di soldati italiani trucidati dalle truppe naziste per non aver voluto consegnare le armi all'esercito tedesco ed essere rimasti fedeli al loro giuramento, offrendo così la loro vita alla Patria. In quella pagina di storia sta iscritta una immane tragedia, ma anche il primo atto della Resistenza, di un'Italia libera dal fascismo. E' nella scelta di quegli uomini, nel loro coraggio, che ritroviamo le radici dell'identità nazionale, il risveglio della coscienza democratica e della dignità di un popolo, la premessa della sua libertà. Amos Pampaloni ha rappresentato, insieme ai pochi sopravvissuti, la memoria di quel sacrificio. E’ stato interprete degli ideali della Resistenza e testimone del prezzo pagato per conquistare al nostro paese la democrazia.
“Il Nido di Vespe”: è la storia della Resistenza al quartiere Quadraro, raccontata attraverso le voci dei suoi protagonisti diretti. La borgata del Quadraro si distinse per la tenacia con cui si oppose ai nazi-fascisti, tanto da meritarsi l’appellativo di “nido di vespe” da Eitel Moellhausen, console tedesco a Roma, e da provocare, il 17 Aprile 1944, il rastrellamento del quartiere e la conseguente deportazione di alcune centinaia di uomini nei campi di lavoro in Germania.
“Storia di un impiegato”:è la storia di un’altra Resistenza,è la storia del percorso politico di Luigi Cipriani prima e dopo il '68.
Film documentario di Luigi Cipriani, che alla fine degli anni 50 entra a lavorare come operaio alla Pirelli come tempista, misurando il tempo di lavoro e la produttività per minuto dell’operaio-massa. Nel decennio successivo, seguendo un personale percorso di autoformazione, approfondendo la lettura di Marx, sarà tra i protagonisti dell’incontro tra operai e studenti all’indomani del ’68. Diventerà parlamentare di Democrazia Proletaria e membro della Commissione stragi, scomparso a 52 anni nel 1992.
Carlo Pauer, è riuscito a raccontare la storia di Cipriani, attraverso il racconto di alcuni suoi compagni di strada, volutamente intrecciato, frammentato ed interrotto da immagini e suoni che narrano a loro volta, gli anni in cui egli è vissuto.
Le musiche di De André, Jannacci, Gaber accompagnano il racconto della sorella, la casa popolare, la Milano degli anni Cinquanta e Sessanta, i flash dei suoi compagni di fabbrica, l'oppressione che vivevano gli operai alla Pirelli. La ricostruzione della vita di Cipriani deve essere vista come la ricostruzione storica dell’intera vicenda della sinistra extraparlamentare italiana, dalla nascita negli anni ‘60, alla crisi che la investì negli anni ’80. L’occhio del regista pone particolare attenzione anche a fasi intermedie di tale vicenda : il grande fervore umano e culturale che caratterizzò la fine degli anni ’60, e l’ onesto se pur vano tentativo di “parlamentarizzarsi”e di affiancare l’allora Partito Comunista nella direzione progressista del Paese.

Andrea Sgherri nasce a Siena nel 1978. La sua esperienza culturale ed umana è caratterizzata da uno spiccato eclettismo (“ho una vasta cultura che mi sono fatto leggendo "forse non tutti sanno che" e "strano ma vero!”; “sono flippato con i cani (sono un onniscente in materia e quello che non so me lo invento e con la boxe”), che si respira anche all'interno delle sue opere. Laureato in archeologia a Siena cura la parte grafica della mostra archeologica "con gli occhi del pellegrino" sul sito di S. Genesio (Pi) e realizza alcune brossure promozionali destinate ai bambini (e non) del polo museale sanminiatese; ma Andrea coltiva da sempre la passione per il disegno e per la grafica: disegna locandine per varie bands, realizza le illustrazioni di un manuale di topografia e ricognizione archeologica e la copertina di un'altro manuale della stessa collana sulla sicurezza nei cantieri di scavo. Tutti questi lavori da diversi anni sono solamente la parte “formale” di un'intensa produzione fumettistica che purtroppo, risentendo della crisi diffusa delle produzioni culturali libere, al momento non è conosciuta come si meriterebbe.

Nell'opera che ha vinto il Bando “Libertà è Partecipazione” si percepisce tutto questo: è infatti caratterizzata dalla grande fantasia, dalla quantità di contenuti, anche impegnati e spinosi, relativi alla società, all'impegno personale, alla Partecipazione.
Sgherri è riconducibile a quella scuola di fumetto un po' autobiografico, un po' “sociale”, senza dubbio di avanguardia e di rottura che caratterizzò la scena italiana in particolare a cavallo degli anni Settanta-Ottanta.
Erano gli anni del compianto Andrea Pazienza, di Vincenzo Sparanga, di Tanino Liberatore e molti altri. l “gruppo” della coraggiosa rivista “Frigidaire”...
La giuria ha deciso di premiare il fumetto “Libertà è Partecipazione” in quanto Andrea da prova di una grande voglia di riflessione e di analisi, esponendosi in prima persona (è lui il protagonista della storia!), cercando di comunicare con una moltitudine di colori, stili contaminati, formati grafici, la difficoltà di arrivare a comprendere le problematiche del capire: capire il lavoro, capire gli altri, capire le altre culture, capire che cosa significa essere liberi.
E' difficile trovare un' artista come Andrea, che disegna per diletto e per comunicare, che riporta il fumetto nel posto che gli competerebbe, quello di vera e propria forma di arte, di comunicazione popolare, di fucina di spunti e contenuti. Questo è il fumetto di Sgherri, in un ottica di pura volontà di diffusione di contenuti:
“diffondo la mia opera regalando, o meglio "appioppando" miei disegni scemi a tutti coloro con cui vengo a contatto”
Il fumetto rappresenta un volano ironico, irriverente, coinvolgente, al di là di farne o non farne una professione per vivere, come ben spiegò il Paz: “non penso mai ai soldi mentre disegno, semmai subito prima o subito dopo”...


Il Festival Resistente è stato realizzato nell’ambito dei "Percorsi di Innovazione" finanziati dal Cesvot – Centro servizi volontariato Toscana, si avvale del patrocinio e del contributo della Regione Toscana e della Provincia di Grosseto e si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.
Info: www.festivalresistente.it

Aggiornato 20/05/2008 @ 10 00 | FESTIVAL RESISTENTE


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